BOTTIGLIE
Nella solitudine
delle mente,
cade la pioggia
intensamente.
Bagna e ribagna,
il suo tessuto fertile,
dimenticato.
Chi abbandona la terra
nel deserto disidratato?
Una bottiglia di té, no.
Una bottiglia ricolma di messaggi,
si aggira sulle acque traballanti,
intorno alla mia casa.
Sotto le fondamenta c'è un'altra vita,
un'altra testa.
C'è chi fa festa,
chi non va a messa,
c'è chi, come me,
tesse la malvagia attesa
della vecchia ragnatela.
Non era concluso quel lavoro?
Chi ha detto,
chi, chi mi ha detto,
la scorsa notte,
„le storie non finiscono mai“?
Chi, bastardo incompetente.
Dove sei,
nel mio orecchio?
Sulle mie labbra?
Sotto le mie ginocchia?
Vedrai come tesseró
la tua maledizione vincente.
Mente che vai,
mente che vieni,
con chi parli?
Piegati, ginocchio!
Rinuncia alla tua messa,
in scena,
in parte,
in capace d'essere
un semplice viandante!
Sará che le giornate
divampano di flutti e riflutti,
„sará sicuramente“,
dice la mia mano destra.
Non è questione di
„finché“,
né di „fin quando“,
poiché non c'è un quando,
in una storia
che non è mai finita.
Assurdo è il cielo,
piuttosto,
che mostra sempre,
durante la notte e durante il dí,
il suo lato splendente.
Io continuo a scrivere i messaggi
sotto le stelle,
seduta su un divano,
a lume di candele.
Scrivo questo,
scrivo chi,
scrivo piuttosto,
scrivo di chi,
come me,
scrive e riscrive,
senza scrivere,
immagina,
che il fiume attorno alla mia casa,
porterá la mia bottiglia,
ad uno scoiattolo,
che aprirá il mio messaggio.