
L'ERA DEI BAMBINI
Perché piango
quando vedo la selva in fiamme?
È un dolce passar
dall'arcobaleno al miele.
È un conduttore che
trasporta legna, sudore.
È l'eco lontano delle ceneri
del cantar degli uccelli.
Piango non per disgrazia,
ma per la grazia
di ciò che non può essere altrimenti.
Poiché un orrore porta in sé una tristezza;
una tristezza, un amore perduto;
un amore perduto, un'illusione variopinta.
E cos’è questa selva,
se non un'immagine illusoria,
che abbiamo imparato a scuola in geografia,
e non vissuta,
sentita,
patita,
dentro noi stessi?
Cos'è quest'illusione in fiamme,
che sta cercando un nome
che fiorisca da dentro,
dal potere di ognuno,
di dar nome alla propria foresta,
a quella selva oscura,
cui urlo cresce,
insieme alla sua morte?
Ora rispondimi, davvero,
fu mai la selva
più viva di adesso?
Fu mai la selva a salvarti,
mia dolce chiarezza,
più di quanto essa non stia facendo adesso?
Cosa sono quelle fiamme,
cos'è quell'ardore,
se non la sua compassione,
per il tuo stolto riguardo di essa,
di te stessa?
Ora dimmi, davvero,
cosa brucia nell'animo tuo,
quale passione hai trascurato
per fedeltà ai patti stabiliti
con le tue più ferme paure?
Ora ascolta, davvero,
lo scoppiettare delle cose scadute,
dei tuoi legami morbosamente annodati,
alla legge del padre tuo!
Ora guarda, davvero,
ove si eleva il fumo,
lo vedi, che sei morta ormai?
Vedi, che non v'è più via di fuga,
che altro non rimane che morire,
morire,
come mai prima?
Morire di più,
morire più profondo!
Morta come il pesce morto.
Morta come l'emigrante morto.
Morta come il ministro morto.
Morta come l'aggressore morto.
Morta come l'odio morto.
La paura
è l'ultima a morire,
ma muore anch'essa e,
quando così accade,
nasci tu,
dall'amore che desiderò per sé stessa,
la tua paura latente.
Lasciati morire!
Muori!
Vivi!
Muori!
Vivi!
Vivi!
Comincia l'era dei bambini,
l'era di tutte le bambine.