LA TORRE

 

 

Ero in piedi dentro la mia stanza,

e guardavo fuori,

dalla mia torre,

verso la luce del sole.

Mi cinsi ad aprire la finestra,

mentre confessavo a me stessa,

la decisione che stavo prendendo,

dissi: „apriró la finestra della mia fantasia,

perché chiusa in questa torre,

la mia immaginazione è un carcere.“

Che freschezza salverá il mio

canto putrefatto?

Quali uccellini parleranno,

quando disporró le mie orecchie

in loro ascolto?

Che sole, che pioggia,

quale neve si poserá sul mio davanzale

e parlerá coi miei gomiti disposti

appoggiati su blocchi di liscio marmo,

dove giace la loro morbida sostanza,

che ora rischiara,

ora riscalda,

ora bagna,

e altre volte disseta?

Mi diranno di sí?

Mi diranno di no?

Diranno che tutto è lecito,

che tutto è vano?

Parleranno di loro?

Parleranno di me?

A quale sole non piace parlar di sé stesso?

Gli uccellini amano la disputa,

sí, come amano l'amore,

e il canto,

e la seduzione.

Pensavo e pensavo

a queste cose,

formulavo e chiedevo e sospiravo,

e d'improvviso,

l'uccellino mi sedusse,

lo ascoltai,

e nella mia mente fu disputa.

Chiusi svelta la finestra.

Andai a stendermi dritta sul letto,

bocca in sú.

Poco aspettai,

e tremarono le mura tonde,

e crolló la mia torre,

e io in essa.