Lago di fuoco collageLago di fuoco collage

 

LAGO DI FUOCO

 

 

Quella donna

é eretta sotto l'albero

senza la sua testa.

Pende sull'albero,

la testa morta,

con la bocca semiaperta,

gli occhi scavati.

Che capelli...

rossi come il sangue,

lunghi come il vento,

sinuosi come le onde del mare.

Cosa vuole?

Chi la cerca?

Ha delle ali

colorati di nuvole,

attaccati alla fronte.

Volerá via?

La porteranno in salvo?

Perché muore,

l'ombra di quella donna,

eretta sotto l'albero,

col vestito nero

aggrappato alle sue anche,

alle sue braccia,

al collo lungo,

e alle gambe celate?

 

Passó di lí,

l'occhio perduto,

con una lagrima

senza versarsi.

Aveva una corona d'oro

e tre foglie d'erba,

sul suo capo che non c'era:

ma era il suo occhio.

Alzava le mani,

guardava la testa

pesa sul ramo dell'albero:

l'anziana coglieva la morte,

la saggia lavava il dolore,

la dea guariva l'orrore,

di vedersi perduta,

nelle tenebre,

della lunghissima notte,

senza stelle,

con perfida luna.

 

Si vedeva il cammino viola:

viola come la notte

che ascende verso il fuoco del sole.

Cammino lungo,

tra le montagne dell'Ignir.

Montagne di fango,

montagne di sabbia,

montagne di pietra.

Camminato avrebbe,

versato il dolore,

del nonno senza lingua,

aggravato negli occhi;

della nonna senza cuore,

aggravata alle orecchie;

della morale ingannata,

da bugiarde parole e prediche stolte;

dai doveri imposti,

e passioni sperdute.

 

Tratterrá la sua strada,

durante la notte?

Riuscirá ad avanzare,

tra mostri, belve e rancori?

Non sará lei,

neanche il suo occhio,

ma le sue tre verdi foglie,

giacenti dietro di lei,

davanti al suo orgoglio.

Porterá fra la braccia,

la testa che pende sull'albero,

strappata al suo corpo.

Camminerá tutta la strada,

carezzando il figlio,

tra i sui seni, tra le sue mani,

con la sua saliva d'oro.

Finché arriverá,

e s'immergerá,

nel lago di fuoco,

tra la lava che lava,

il suo terrore,

e il suo proprio cordoglio.